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StudioSevera
glamoure & torture


Diario


30 aprile 2004

Ossigeno

Come piante domestiche, gli amanti sottraggono l'ossigeno, di notte.




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30 aprile 2004

Oceano

Nel mio zoo di cristallo, Schiavo B. gioca la parte del pesce. Chiede un oceano di onde color dell'oro. La Padrona inarca i fianchi.
Lo schiavo si disseta. L'acqua salina ci riporta indietro, sicchè la Donna diviene genitrice e dea.
Ogni cosa ha origine dall'odore del mare.
Senza dubbio anche le fantasie di B.




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28 aprile 2004

Le gioie della castità.

A darla via a piene mani, come briciole ai colombi, sono buone tutte, ma quante sono in grado di darla ad un piccione in gabbia?
L’imposizione della cintura di castità, è, per uno schiavo, il dono forse più struggente.
Non solo per via delle timide lacrimucce che un esserino bene a tiro scatena nel momento in cui è strozzato in una guaina di metallo; ma anche e soprattutto, perché sancisce il pieno possesso da parte della Padrona.
Allora appongo un lucchetto proprio lì, così da possedere le chiavi della sua anima.
Decido tempi e modi dei suoi sogni. Divengo la bigliettaia del suo multiplex recondito.
Poi gli impongo di farmi godere, ma con l’ausilio di un qualche giocattolo, poiché il suo lo possiedo già.
Al risveglio del nuovo giorno nella sua cameretta, il primo sentire è un lieto dolore causato dalla fallita erezione mattutina.
“Buon giorno, Padrona”, mentre io, forse, avrò dormito con Sahid.




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27 aprile 2004

Luminosa e porcella solitudine

Sono avvolta tra le lenzuola. La luce entra dalle persiane e la mia pelle è chiara come la luce di certi primi pomeriggi a Venezia.
La mano scivola all'altezza dei sentimenti così che inizio a strimpellarmi. Ogni nota, un'immagine. Pian piano la canzone prende forma.
Parla della consapevolezza di sapere che la felicità dimora in un altro luogo, che però non si conosce.
E' una canzone molto vecchia.
E' da sempre una hit single nella mia hit parade personale.
Specie in questi momenti di luminosa e porcella solitudine.
E' una malinconia amica, però, questa che mi assale.
Non mi spaventa.
Forse è solo una scusa per chiamare Mattia e andare a fare shopping.




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26 aprile 2004

Malinconia

Oggi ho sentito mia madre.
Aveva la sua solita voce stanca. Ma felice di parlarmi.
E' una donna assai devota. Crede nella parola del Signore.
Crede nella vita.
Crede nella mia carriera di avvocato.
Vorrei poterle dire che non mi ha dato sufficiente amore, così da andare in pari con il debito di menzogne che le devo.
Dovrei sentirmi in colpa, credo.
Ma ho scelto di essere libera. Di essere me stessa.
Un fallimento, forse, ma me stessa.
Lei ha avuto un padre rigido ed un marito amorevole. Poi due figlie a cui donare la sua vita.
Io ho un anello di Bulgari tra le dita.




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26 aprile 2004

L'ape Maia curiosa e piccola.

Francesco arriva durante la pausa pranzo. Nudo come un verme, accoglie il fallo in gomma nel suo buchetto timido.
Glielo porgo fino in fondo.
Sono coperta solo da un paio di stivaloni di vinile e salgo, cavalcioni, sul suo viso supino.
Dalla lingua dello schiavo pretendo il mio piacere: lavora solerte come un'ape operaia all'interno del mio alveare.
Puro miele. Puro succo di piacere.
Mi accarezzo i seni.
Lo schiavo è in tiro.
Ma con un calcio di punta, lo rispedisco in ufficio.




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26 aprile 2004

-21.573 incidenti sulle strade

Vestita da amazzone addobbo
lo schiavo con redini e sella.
Poi lo cavalco.
I miei seni nudi sobbalzano al trotto.
Incito l'animale con secchi colpi di frustino, mentre gli speroni gli solcano le cosce.
Improvviso un percorso ad ostacoli.
L'animale cede al pavimento.
Dalla finestra fa capolino il volto del pagliaccio dagli occhi bassi, che sussurra ruffiano:"meno ventunomila incidenti sulle strade".




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24 aprile 2004

Sbaldraccami

Sbaldraccami nella notte, come uno slip in una Candy Activa.
Pronunciami parole d'amore vero, quali "sei una zozza tutta da godere".
Sbaldraccami nella notte e spingimi su una stella, affinchè possa sputare al mondo dalla vetta del mio piacere.
Sbaldraccami nella notte.
Questa notte ci sono solo per me.




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24 aprile 2004

La gatta

L'attenzione si sposta ora sul mio corpo.
Il suo addome è piatto e levigato. I glutei sodi.
Imbocco l'uccello eretto; con la lingua lo scappello facilmente.
Inizio a lavorarlo, ma mi stanco in fretta.
Così gli dò la schiena.
Lui inizia a stantuffare.
Ogni colpo a fondo è un passo verso gli inferi.
Il letto cigola, la gatta miagola, la pupa sbrodola.
Si chiama Mihai. Fa il piastrellista.
C'è da dire altro?




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23 aprile 2004

Fummo non fatti per viver come bruti

L'essere inferiore osserva la mia pelle chiara e sulla carne dei miei seni nutre la sua voglia.
I miei fianchi e le mie natiche come la luna.
Mi brama in ogni modo.
Eppure sa di non potere, in virtù della sua inferiorità.
L'accompagno dolcemente alla cassetta dei bisogni del cane.
Lì potrà sfogare il suo basso istinto prima che gli venga ancora imposta la castità di metallo.
" Grazie, Padrona", mentre io prendo il dildo.




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23 aprile 2004

Ad ogni rosa la sua spina

Con un gambo di rosa gli percuoto il glande; che sboccia in un fiore di rivoli rossi.
Ma è un fiore cattivo, nel mio giardino, quindi afferro lo scroto quasi a volerlo estirpare.
Realizzo che è più profonda la sua radice: quindi col tacco scavo la sua fossa.
Lui sprofonda nel suo Eden.
Io ho una rosa rossa.




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22 aprile 2004

Cane da tartufo

Aziono il cronometro:non più di dieci minuti è il tempo a sua disposizione. Dopo di che la punizione.
Col collare di acciaio e le catene ai piedi, 4 zampe, lo schiavo cerca per lo Studio le mutandine pregne.
Si avvale del suo fiuto. Come si conviene a un cane.
Le ho nascoste bene.
Ma non troppo.
Dopo tutto mi piace vederlo gemere sotto il cuoio violento del suo premio.




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22 aprile 2004

Volevo il mondo

Volevo il mondo.
Oggi lo vedo scorrere dalla mia finestra.
Estraneo.
Come un serpente osserva la sua vecchia pelle.
O come il lupo osserva l'uva.
-Chi era quella ragazza?




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21 aprile 2004

Cera-vamo tanto amati

I polsi legati, così come i piedi. Tutto il corpo immobile, dunque. La benda sugli occhi lascia libera la fantasia.
Sente i miei passi. Segue i miei movimenti. Odore di zolfo.
La fiammella illumina la stanza ma lui non sa.
Poi cera bollente sulla pelle. Prova a mugolare qualcosa ma lo zittisco con una sberla.
-Taci, troia!-
Lo schiavo rimane ammutilito. La cera continua il suo percorso: dall'olimpo della luce agli abissi della carne.
Il membro sussulta, ma la cintura di castità è ben salda.




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20 aprile 2004

Madalaine

Rivive, sotto forma di ricordo, ogni dettaglio che giuravo perso.
Ne sento tutto il calore.
Se avessi un'anima, certo la baratterei col chiudere i conti col mio passato.




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20 aprile 2004

I gesti semplici

Maurizio porta le mie borse in galleria. Io qualche passo più avanti. Lui dietro, sguardo basso. Ho voglia di fumare. Lo schiavo non accorre all'istante: il rumore della strada deve averlo distratto.
Mi volto di scatto e una sberla pulita, precisa, diretta, parte contro il suo viso. Proprio lì, davanti al mondo frenetico.
Lontano mille miglia dai travestimenti, dai legacci in cuoio, dai metalli, lo schiaffo riafferma genuina la sua valenza. E' palpabile l'eccitazione di Maurizio. Insieme al suo sgomento.
Sono i piccoli gesti che arricchiscono la nostra vita. E ci ricordano chi siamo.




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19 aprile 2004

Il primo bacio

Ogni storia ha inizio con un bacio. Compreso il passaggio dall’infanzia alla pubertà.
Per questo ogni schiavo si prostra innanzi alla Padrona e le bacia lo stivale.
Non importa la mossa successiva, se dog training, toilet training o qualcos’altro.
Il “bacio” schiude le porte alla realtà e lascia alle spalle il mondo inventato, quello di tutti i giorni.
Lo schiavo si offre alla Padrona e il bacio ne è il principio.
Al mio primo bacio ero un po’ nervosa. Imperavo altezzosa su un geometra comunale.
Lo stivale vergine.
Il suo bacio mi ha sciolto: ho seguito l’istinto, ho lasciato fare alla natura e la natura ha preteso il suo ordine: ubi maior, minor cessat.
“Adesso lecca il tacco, cane schifoso!”
“Sì, Padrona! Grazie, Padrona!”




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19 aprile 2004

Il migliore amico dell'uomo.

Doggy T. scorazza felice per lo studio. Riporta indietro l'osso raccolto con la bocca.
Avrebbe voglia di scodinzolare ai piedi della Padrona, ma non può, giacchè lo eccita l'immagine del suo didietro riflessa nello specchio: è violacea come certi fiori di campo.
Mangia nella ciotola di Fido.
Ogni tanto qualche piccola disobbidienza, tanto per meritarsi un'altra cinghiata.
Torna a casa felice.
Io telefono a Simone, un mio amico di lunga data.




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19 aprile 2004

Pavesini vs. Latex

Chi ama, brucia.
Per questo io andrò all'inferno.




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19 aprile 2004

Domande

-Quand'è stata l'ultima volta che sei stata felice?
-Domani.




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19 aprile 2004

Rigenerarsi

In un circolo senza fine, il piacere rigermoglia sulla ferita.
Se l'anima ha una forma, è una coda di lucertola.




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19 aprile 2004

Sogni

A volte mi domando se i miei schiavi mi sognano.
Se mi sognano nel mio ruolo di cavallerizza esotica; se sognano l'autostrada infinita del mio stivale lucido.
A me capita ancora di sognare il mio professore di liceo. Oggi lo ripenso con tenerezza nei suoi occhialoni spessi e nel suo ruolo piccolo di professore di provincia. Ma all'epoca lo detestavo: rappresentava la summa del sadismo.
Chissà se ha mai sognato cavallerizze esotiche.




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18 aprile 2004

Human Furniture

Schiavo F. presta servizio alle mie dipendenze circa una volta ogni due settimane. Solitamente di domenica. Mi sono fatta l’idea che sia un impiegato delle ferrovie con famiglia. Di aspetto non sgradevole, sulla quarantina, chiede di solito di essere usato come “oggetto d’arredo”. La sua passione è infatti fungere da poltrona mentre la Padrona sorseggia lentamente un caffè.
Vestito del solo collare che impongo a ogni mio schiavo, si mette a quattro zampe. Poi pazientemente attende che gli allacci il cuscino di velluto rosso sulla schiena, prima di godere il peso della Padrona sicura che si accomoda su di lui.
Lui resta immobile. Deve restare immobile. Non sopporto che la tazzina tentenni: quindi dieci colpi secchi sulla pianta dei piedi, non su altri zone del corpo.
Lui mugola un singhiozzo: patetico. Altri cinque colpi sulla pianta dei piedi, non su altre zone del corpo: la moglie non deve sapere.




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18 aprile 2004

Destino di Padrona

E’ opinione comune che tutti nella vita abbiano, se non proprio una missione, almeno un proprio ruolo, un proprio talento che permetta loro di collocarsi nell’ordine delle cose e perpetuarne il ciclo.
E di solito questo “motore dell’esistenza” si manifesta sin da giovinetti.
A scuola tutte le mie compagne ne avevano coscienza.
Le interrogazioni della Govoni, ad esempio, erano orgoglio ed estasi delle prof di biologia; e preannunciavano, irrimediabilmente, un raggiante futuro nel campo delle scienze naturali.
Oggi vende aloe nei supermercati.
Persino il più emarginato di tutti: Caselli la checca, era in grado di offrire un suo personale talento all’universo: trasformare il Dolce Forno Harbert in un evento da guida Michelin.
Tutti tranne me. Una bella bambina priva di vocazione alcuna.
Così mi limavo le unghie perdendomi nelle mie fantasie, mentre Marchin il genietto, risolveva il mio compito di matematica soggiogato da quello strano fascino che ancora appieno non comprendeva.




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17 aprile 2004

Le signore del sabato pomeriggio

Le signore del sabato pomeriggio sono bionde.
Le signore del sabato pomeriggio dicono che ci sono troppi extracomunitari e si aggrappano con la mano destra alla borsa di qualità.
Le signore del sabato pomeriggio credono alla riduzione dell'aliquota irpef e, alle spalle, si lanciano commenti feroci; mentre i loro mariti mi pagano bene per essere trattati ferocemente.




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17 aprile 2004

Sibilo e schiocco

Al ritorno dal Sacher Hotel, Maurizio si è prodotto in una delle sue esibizioni da ballerina zoppa, al ritmo delle mie scudisciate sulle sue gambette smilze.
Decorato nel suo completino da sguattera di serie C, segue il
battito del cuoio. Sibilo e schiocco intessono battuta e levata. Un tempo in quattro quarti sul quale il verme sgambetta.
Così; tanto per divertire la Padrona.
Mi accorgo che tiene il ritmo a stento e che più d'un sentiero rosso gli decora decora le zampette.
Con un calcio secco gli dò il permesso di accasciarsi.
La pioggia batte sui vetri, prendendo il posto della melodia del cuoio.
Il verme è al pavimento che succhia ingordo il mio tacco.
Una goccia di pioggia sembra bagnarmi il labbro, così che la mente galoppa.
Ognuno di noi due succhia il proprio cielo.




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16 aprile 2004

L'oculista

I piedi li implora fasciati di seta.
Il sedere nudo (e candido come il suo pianto di bambino indifeso sotto le mie percosse) lo implora sul suo viso. Fino a soffocarlo.
Mendica tutto il peso delle mie natiche sode sulla sua faccia da professionista.
Così io mi lascio cadere su di lui. Completamente.
Attendo un po'; quel tanto che i suoi polmoni abbiano esaurito l'ultimo soffio d'ossigeno. Poi mi risollevo appena; quel tanto che gli consente di riprendere fiato, prima d'annegarsi ancora nell'oceano latteo della mia carne.
"Non sei che una sporca cagna!"
gli urlo stizzita mentre gli sottraggo l'aria col mio peso.
Quindi gli stringo i testicoli, affinchè il respiro si contragga maggiormente e il membro di schiavo riassuma la sua posizione supina.
Esiste un solo scettro: il mio frustino.




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16 aprile 2004

Per te.

L'illusione dell'immortalità dell'anima dura il tempo di una vita.
L'illusione dell'incorruttibilità dell'anima dura lo slacciarsi del mio bustino.




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16 aprile 2004

Calcare il palco

Quando gli calpesto il corpo, la sua fronte si distende; parrebbe aprirsi. Come il sipario di un teatro immaginario. La Padrona comanda il gioco, ma è solo un palcoscenico su cui si concretizza la commedia dello schiavo. Con i miei tacchi affilati calpesto la sua pelle livida. Sotto il mio peso di Regina, il verme calca il palco dei suoi desideri.
Fino a che un piccolo rivo di sangue sigilla la scena, e chi comanda il gioco ha la meglio.




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16 aprile 2004

Maurizio Sissymaid 2

Sabato mattina, Maurizio, prostrato come d'uopo, ha perpetuato il rito dei calzari.
Col suo candido asciugamano da viso, ha lucidato le mie Gucci dal tacco di metallo; poi le ha avvolte attorno ai miei piedi, devoto come certi sacerdoti di provincia nelle funzioni domenicali.
Quelle scarpe sono un suo dono.
Al termine del rito attendeva un premio, una frustata secca sulla spalla avida.
Ho infilato i miei orecchini e sono andata via, chiudendolo, sguardo basso, in bagno, ad attendere il mio ritorno.




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